28 Aprile 2011

Relazioni vere - Gli equini aiutano i soggetti più fragili.

 

ASOM e Associazione Donne&Cavalli insieme a Bollate


 
"Il cavallo non ti giudica. Vede solo quando sei attendibile e affidabile, in una parola: autorevole. E' una preda, vive di velocità e sensibilità, è attento ai minimi dettagli. Sente la tua ansia, ti guarda negli occhi, cattura la tua espressione. Per relazionarti con il cavallo devi abbandonare le tensioni, usare il suo linguaggio, non servono le parole nè alzare la voce, è una comunicazione non verbale fatta di piccoli gesti". Si può sintetizzare così, con queste frasi rubate all'istruttore Claudio Villa, durante un incontro con i suoi allievi detenuti,  un venerdì mattina, il senso della lezione di Bollate. Ora anche gli educatori e gli psicologi che operano nelle case di reclusione entreranno nel progetto di "Cavalli in carcere", avviato dall'Associazione Salto Oltre il Muro (ASOM).
Sabato scorso infatti, l'Associazione Donne&Cavalli (www.associazionedonnecavalli.it) ha incontrato la direttrice della casa di reclusione Lucia Castellano, illustrando il progetto. Affiancherà il lavoro di Claudio Villa, finora rivolto agli uomini detenuti. Grazia Pagnozzi, farmacista e omeopata, ma anche guida ambientale (Fise), spiega l'importanza del lavoro fatto con i cavalli a terra. "La relazione con il cavallo è possibile a chiunque, non è necessario imparare a montare - spiega - . Da anni mi occupo di benessere degli animali e sono docente ai corsi di formazione. L'animale è di per sè medicamentoso. Si parla di pet therapy ed è ormai un concetto acquisito. Con i cavalli si può fare un passo in più. Non solo insegnare ai detenuti, alle donne rinchiuse a Bollate, oltre che agli uomini. Ma anche e sopratutto, ed è l'obiettivo della nostra associazione, lavorare con i soggetti fragili, le donne oggi, i minori domani. Verissimo, il cavallo non ti giudica, ti accoglie nel branco, ti protegge". I cavalli stabiliscono gerarchie, che per loro è vita. Spesso il leader nel branco è una femmina. Insegnao la capaictà di vivere il sociale: "La sopravvivenza del branco è prevalente su tutto". I cavalli ricordano: "Hanno memoria, ti riconoscono a distanza di anni, non giudicano, ma ricordano". Perchè il cavallo è preda e tutto ciò che gli ricorda l'aggressore lo mette in ansia. Dell'associazione fanno parte Francesca Manca, Valeria Ridenti e Roberta Riva. "L'associazione è appena nata, ma ha molti progetti. Partendo dal presupposto che il cavallo è preda, crediamo possa essere un aiuto per ristabilire una relazione con i soggetti fragili, come chi ha subito violenza o chi soffre di disturbi dell'alimentazione. La relazione con questi animali è autentica, in più sono molto curiosi, sensibili e intelligenti".
 

P.D'A. Corriere della Sera - 26 aprile 2011 


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