26 Luglio 2011
UN DETENUTO RACCONTA....
Una voce da "dentro" sull'esperienza vissuta insieme ai cavalli della Scuderia Bollate.
CAVALLI IN CARCERE
L’importante “PROGETTO BOLLATE” è al traguardo dei primi 10 anni; da qualche tempo si è arricchito con un ulteriore progetto, tanto ambizioso quanto impensabile fino a pochi anni fa: “CAVALLI IN CARCERE”. E’ appena terminato il 5° corso di artiere ippico, un’esperienza unica nel suo genere, in Italia e in Europa. Oggetto di curiosità e ammirazione diffusa, spesso i media si occupano di questa iniziativa, anche i dirigenti di altri istituti si mostrano interessati e ne seguono lo sviluppo. I cavalli, maestosi animali da migliaia di anni condividono con l’uomo il loro destino, utilizzati come mezzo di trasporto, di lavoro, di battaglia, di caccia e da… carne. Un compagno che ha contribuito alla conoscenza e conquista del mondo e allo scambio tra i popoli; tra i due il “vecchio” della storia è lui, il cavallo, essendo comparso sulla terra oltre 50.000.000 di anni fa, l’uomo è comparso appena 2.000.000 di anni fa. Ciò fa riflettere perché abbiamo molto da imparare da lui. Il cavallo evoca vecchi giochi, una volta bastava un bastone e un po’ di fantasia e si cavalcava, e chi non ricorda il cavallo a dondolo? Che dire dei cavalli delle giostre, colorati, pieni di lustrini? Anche la TV ci ha deliziato con epici telefilm come: “Furia il cavallo del west” o “Zorro” con il suo mitico cavallo. Oggi, per l’uomo avanzato, il cavallo non serve quasi più, la tecnologia l’ha soppiantato, esiste come fatto prevalentemente sportivo, di svago e terapeutico.
Il corso è organizzato da istruttori molto qualificati, noti nei vari ambiti equestri, federazione e riviste specializzate per le loro collaborazioni e consulenze. Persone che amano i cavalli, che trasmettono la loro passione costantemente e con pazienza. Questo corso consente l’approccio corretto alla cura del cavallo e della scuderia e si insegnano anche nozioni di anatomia e fisiologia. Molto curato è l’approccio etologico per capire ed interagire con questo essere vivente e senziente. Inoltre, è fondamentale premessa per altri corsi che sono nella mente e nelle future prospettive dei nostri istruttori, cioè corsi di mascalcia, sellaio, addetto all’ippoterapia. Corsi avanzati con potenziali sbocchi professionali. Sottolineo quanto sia importante riuscire a stabilire un rapporto comunicativo con ogni singolo cavallo, che ha un suo carattere. Sembra che il cavallo ci legga nel pensiero, possiede una fantastica sensibilità per cui percepisce ogni messaggio non verbale che dal nostro corpo traspare, i nostri stati emotivi: ansie, paure, insicurezze… coglie ogni nostro piccolo movimento, persino il nostro trattenere il respiro.
Il cavallo è sempre attento, la natura non conosce dolcezza, i rapporti sono duri, ma molto chiari e nei suoi geni è impresso il suo status di preda. Chi avrà la fortuna di frequentare il prossimo corso, stando a contatto ogni giorno con i cavalli, capirà bene di cosa sto parlando. Potrà osservarli standoci in mezzo, loro non nascondono nulla, giocano, gioiscono, si innervosiscono, a volte stanno male, li si vede soffrire. Lo studio delle dinamiche di un branco di cavalli selvaggi denota come essi vivano in funzione della conservazione della specie, anche con il sacrificio del singolo a favore di altri.
Generalmente l’uomo è più egoista. Non c’è spazio per le lunghe disquisizioni, desidero solo “ingolosirvi” verso questa opportunità. Oggi va di moda l’ippoterapia, posso confermare che funziona. La nostra condizione acuisce la nostra sensibilità, mano a mano che si riesce a progredire nell’approccio con il cavallo, a superare i giustificati timori, a capirli e a farsi capire, ad affezionarci a loro, si prova una sensazione benefica, simile alla felicità.
In altri possono risvegliarsi sensibilità sopite, magari è possibile riscoprire valori fondanti della società: solidarietà, amicizia e altri ancora.
Durante il corso si interagisce con persone detenute con vissuti diversi, con istruttori e agenti, può anche capitare di essere intervistati.
Se non ci si sofferma sulle difficoltà superficiali ci si accorge che il corso di artiere è anche un corso di comunicazione. Emozionante è scoprire di mettersi in discussione. Intanto i cavalli, sornioni, ci osservano, loro sono ottimi terapeuti.
La bellezza, l’eleganza, il carattere dei cavalli ci affascinano da sempre in modo incomparabile ed evolvere con nuove esperienze è senz’altro positivo.
Nell’arte equestre si dice “un maestro non cade dal cielo”, dal cavallo invece cadono anche campioni olimpionici. La vita è bella e complessa, talvolta capita di cadere, è anche necessario rialzarsi, bisogna essere tenaci… Importante è anche cercare di circondarsi di persone che perseguono gli stessi ideali, possibilmente giusti. La cosa più difficile nel lavoro col cavallo è il lavoro con sé stessi. Avere i cavalli in carcere è un sogno, nei sogni gli uomini sono veramente liberi.
GIUGNO 2011 C.V.
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